Ingranaggi di pensiero tra storia, musica e motori.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”


La Cerimonia del Ventaglio

Pubblicato da Gianluca

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Il Ventaglio e i Segreti del Palazzo: come l’afa di fine Ottocento ha inventato il “termometro” della democrazia

C’è un momento preciso, a fine luglio, in cui la politica italiana abbassa per un attimo le armi, abbandona i tecnicismi e si ferma a fare i conti con se stessa. Non accade durante un dibattito parlamentare infuocato né in una conferenza stampa d’emergenza, ma attorno a un oggetto antico, raffinato ed elegantissimo: il ventaglio.

Per chi guarda da fuori, la Cerimonia del Ventaglio potrebbe sembrare un semplice rito estivo, un brindisi formale prima delle ferie o una concessione al folklore istituzionale. In realtà, da oltre 130 anni, questo appuntamento rappresenta un vero e proprio “termometro” della tenuta democratica del Paese. È il momento in cui la stampa parlamentare incontra le più alte cariche dello Stato e l’accessorio di gala si trasforma in una sottile e affilata arma di comunicazione politica.

Ma come nasce questa tradizione? Perché proprio un ventaglio? E quali segreti e aneddoti nasconde questo rito che intreccia la storia d’Italia con l’arte e la libertà d’informazione?

Mettetevi comodi: vi portiamo dietro le quinte del Palazzo.

Origini e Storia: un’invenzione nata per necessità (e per afa)

Come spesso accade per le grandi tradizioni, tutto nacque da un problema pratico e da una battuta di spirito.

È il 6 luglio 1893. Roma è morsa da un’afa soffocante e alla Camera dei deputati si sta discutendo un tema scottante: la legge bancaria seguita allo scandalo della Banca Romana. All’epoca, i lavori non si tenevano nell’aula che conosciamo oggi, ma nella provvisoria Aula Comotto, una struttura in ferro, legno e zinco costruita nel cortile di Montecitorio.

Un disastro ingegneristico: una ghiacciaia d’inverno (dove i deputati siedeano con cappotto, guanti e cappello) e un forno crematorio d’estate. Per cercare di raffreddarla, gli operai posizionavano enormi colonne di ghiaccio sui lucernari della cupola, sperando che i ventilatori soffiassero un po’ d’aria fresca verso il basso. I risultati erano disastrosi.

In quel clima incandescente, il Presidente della Camera Giuseppe Zanardelli, madido di sudore al suo scranno, guardò verso le tribune della stampa. Lì, i giornalisti si facevano aria freneticamente agitando fogli e giornali. Zanardelli lanciò allora una battuta rimasta alla storia:

“Voi altri avete almeno un ventaglio che io vedo costantemente agitare!”

I cronisti parlamentari non se lo fecero dire due volte. Reagirono all’istante acquistando un modesto ventaglio di carta, lo firmarono tutti insieme e glielo fecero recapitare allo scranno. Zanardelli lo aprì, ringraziò sorridendo i “cari collaboratori della stampa” e iniziò a sventolarsi in aula. Senza saperlo, aveva appena battezzato un pilastro dell’istituzione repubblicana.

Chi lo riceve, quando e… l’incidente diplomatico del Quirinale

Oggi la consegna del ventaglio avviene ogni anno a fine luglio, subito prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. Ma chi ne sono i destinatari?

I ventagli consegnati dall’Associazione Stampa Parlamentare (ASP) sono tradizionalmente tre:

  1. Il Presidente della Camera dei Deputati (a Palazzo Montecitorio);
  2. Il Presidente del Senato della Repubblica (a Palazzo Madama, nella Sala Koch o a Palazzo Giustiniani);
  3. Il Presidente della Repubblica (al Palazzo del Quirinale).
Chi è l’ASP (Associazione Stampa Parlamentare)

L’ASP è il sindacato e l’organismo di rappresentanza dei giornalisti e dei fotocronisti che lavorano quotidianamente a contatto con le istituzioni politiche italiane (Palazzo Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo del Quirinale).

Ruolo e Funzioni

Fondata ufficialmente nel 1918 (ma attiva in forme precedenti fin dal XIX secolo), l’ASP gestisce e tutela il lavoro della cronaca politica:

  • Accreditamento: Stabilisce chi ha i requisiti professionali per accedere alle tribune stampa e alle sale stampa di Camera, Senato e Quirinale.
  • Tutela della libertà di cronaca: Garantisce che i giornalisti possano svolgere il proprio lavoro di informazione senza censure, ingerenze o limitazioni da parte del potere politico.
  • Organizzazione dei riti istituzionali: Oltre alla Cerimonia del Ventaglio di luglio, l’ASP organizza anche i tradizionali scambi di auguri di fine anno con i Presidenti delle Camere e le conferenze stampa di fine anno del Presidente del Consiglio.
Il Direttivo e il Ventaglio

A consegnare materialmente i tre ventagli ogni anno a fine luglio sono i vertici dell’associazione, guidati dal Presidente dell’ASP in carica (eletto dai giornalisti parlamentari stessi), accompagnato dai membri del Consiglio Direttivo. È il Presidente dell’ASP che, prima della consegna, pronuncia un discorso introduttivo di bilancio sull’andamento dell’informazione e dello Stato di salute della democrazia italiana, a cui il Presidente della Repubblica (o delle Camere) risponde con il suo atteso discorso.

La “conquista” del Quirinale (1993)

Per un secolo intero, il ventaglio è stato un affare esclusivo tra la stampa e i Presidenti dei due rami del Parlamento. Il Capo dello Stato ne fu escluso fino al 1992/1993, a causa di un curioso “incidente” istituzionale.

Nell’aprile del 1992, Oscar Luigi Scalfaro venne eletto Presidente della Camera. Tuttavia, soltanto un mese dopo, nel drammatico clima seguito alla strage di Capaci, Scalfaro fu salito al Colle come Capo dello Stato. Non avendo fatto in tempo a ricevere il ventaglio a Montecitorio, l’ASP decise di portarglielo direttamente al Quirinale l’anno successivo. Invocando il principio “cosa fatta capo ha”, da quel 1993 il Presidente della Repubblica è diventato l’ultimo — e il più atteso — destinatario del trittico cerimoniale.

Il principio “Cosa fatta capo ha”
Origine letteraria e storica

È uno dei proverbi italiani più antichi e significativi. La battuta viene citata direttamente da Dante Alighieri nel XXVIII Canto dell’Inferno (vv. 106-108).

Dante la attribuisce a Mosca dei Lamberti, un nobile fiorentino del Duecento. La storia narra che, per vendicare un’offesa d’onore subita da un parente, i nobili fiorentini fossero indecisi su quale punizione infliggere a Buondelmonte de’ Buondelmonti. Mosca stroncò le esitazioni pronunziando la celebre frase: “Cosa fatta capo ha”, spingendo tutti a decidere direttamente per l’assassinio. Quell’omicidio (avvenuto nel 1216) fu la scintilla che diede inizio alle sanguinose e secolari lotte tra Guelfi e Ghibellini a Firenze.

Significato pratico

Letteralmente significa: “Una cosa una volta compiuta ha un suo compimento/un suo esito (un ‘capo’), e non si torna più indietro.”

In italiano moderno si usa per dire che:

  • Una decisione ormai presa e portata a termine non può essere annullata.
  • È inutile rimettere in discussione qualcosa che si è già concretizzato: bisogna prenderne atto e procedere da lì.
  • Prevale il pragmatismo del fatto compiuto sulle cavillature burocratiche o formali.
Come si applica al Ventaglio (L’episodio del 1993)

Per un secolo, la cerimonia del Ventaglio era stata una prerogativa riservata esclusivamente ai Presidenti di Camera e Senato.

Quando nel 1993 l’ASP portò il ventaglio a Oscar Luigi Scalfaro direttamente al Quirinale — poiché l’anno prima era stato eletto Capo dello Stato prima di poterlo ricevere a Montecitorio — venne creato un vero e proprio precedente istituzionale.

I puristi del cerimoniale avrebbero potuto obiettare che il Capo dello Stato non rientrava nella tradizione del rito. Ma una volta compiuto il gesto (“cosa fatta…”), la novità venne accettata da tutti come una regola acquisita e permanente (“…capo ha”). Da quel momento, il Presidente della Repubblica è diventato a tutti gli effetti il destinatario finale e più prestigioso della cerimonia.

Curiosità, sgarri al protocollo ed episodi storici

Nei suoi 130 anni di storia, la Cerimonia del Ventaglio ha vissuto momenti indimenticabili, di forte satira o di altissima tensione politica.

Il Garibaldino sul Cammello (1912)

Uno degli episodi più esilaranti avvenne nel 1912. Il Presidente della Camera era l’ex garibaldino Giuseppe Marcora. L’artista e giornalista Carlo Montani disegnò per lui un ventaglio che lo raffigurava in divisa garibaldina ma in sella a un cammello in Libia, per sbeffeggiare le campagne coloniali dell’epoca. Marcora rimase così divertito dall’ironia della vignetta che infranse ogni protocollo: lasciò lo scranno presidenziale e salì fisicamente nella tribuna stampa per abbracciare e ringraziare i cronisti.

Il silenzio del Ventennio (1926-1944)

Il ventaglio non è solo una festa, ma il simbolo tangibile della libertà di informazione. Quando il regime fascista soppresse l’Associazione Stampa Parlamentare asservendo la cronaca al potere, la cerimonia fu bruscamente cancellata. Rimase nel cassetto per quasi vent’anni. Ritornò a respirare solo nel 1945, con la Consulta Nazionale: la rinascita del ventaglio coincise esattamente con la rinascita della democrazia italiana.

L’eccezione del 2020: ritorno alle origini

Durante la pandemia da COVID-19 nel 2020, impossibilitati a organizzare i tradizionali concorsi artistici, l’ASP scelse un gesto dal profondo valore simbolico. Si tornò alle origini dell’Ottocento: venne consegnato un essenziale ventaglio di carta bianca, con arricchito soltanto dalle firme autografe di tutti i 400 giornalisti parlamentari.

L’evoluzione fisica: dal gadget di carta all’opera d’arte

Com’è fatto un ventaglio istituzionale e chi lo realizza? L’oggetto ha vissuto un’evoluzione straordinaria:

  • 1893 – 1910: Semplici ventagli di carta autografati dai cronisti.
  • Epoca d’oro (primo ‘900): Si utilizzavano preziosi pezzi d’antiquariato del Settecento o dell’Ottocento, decorati a mano.
  • Dal 2006 a oggi: L’ASP, in collaborazione con la Zecca dello Stato e il Ministero della Cultura, promuove un concorso nazionale rivolto ai giovani talenti delle Accademie di Belle Arti d’Italia.

Materiali e Anatomia dell’Opera

Ogni ventaglio è un pezzo unico al mondo che fonde alto artigianato e design contemporaneo. È composto da:

  • Il Pavese: La tela o la superficie pittorica (in seta, carta speciale o tessuti tecnici).
  • Le Stecche e le Guardie: La struttura portante, realizzata intagliando legni pregiati (come il pero o il bambù), spesso lavorati con incisioni laser o intarsi a mano.

L’edizione del 2026

A testimonianza della continuità di questa tradizione artistica, per le consegne del 2026 sono state premiate tre opere ad alto valore allegorico:

  • “Speranza” di Piero Malatesta Piano (Accademia di Bologna), consegnato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
  • “Resistenza corallina” di Emanuela Carbonara (Accademia di Bari), destinato alla Presidenza del Senato.
  • “Il Ventaglio della Speranza” di Benedetta Bianchi (Accademia di Frosinone), per la Presidenza della Camera.

Dove sono conservati e qual è il loro valore?

Questi ventagli non hanno un prezzo di mercato commerciale: sono opere d’arte uniche dal valore inestimabile, patrimonio dello Stato. Una volta consegnati, entrano a far parte delle collezioni d’arte ufficiali e sono conservati ed esposti nelle sale e nei musei interni del Palazzo del Quirinale, di Palazzo Montecitorio e di Palazzo Madama.

L’Arma Politica: la “Dottrina del Monito”

Se per i Presidenti di Camera e Senato la cerimonia è l’occasione per fare il bilancio dell’anno legislativo, per il Presidente della Repubblica il ventaglio si trasforma in qualcosa di molto più incisivo: l’occasione per lanciare la “dottrina del monito”.

Libero dalle ingessature delle comunicazioni ufficiali, il Capo dello Stato approfitta di questa platea di giornalisti per mandare messaggi forti e diretti alla politica e al Paese prima delle ferie estive:

  • Giorgio Napolitano (2010): Usò il podio del ventaglio per erigere un muro in difesa della libertà di stampa contro i tentativi di limitare le intercettazioni giudiziarie.
  • Sergio Mattarella (2026): Nell’incontro di quest’anno, il Presidente ha blindato ancora una volta il ruolo dell’informazione libera e ha condannato con fermezza le violenze di piazza, definendole un “virus letale per la democrazia”.

In questo contesto, il ruolo del giornalista parlamentare viene riconosciuto per quello che è: quell’“aria fresca” di trasparenza indispensabile per far respirare i palazzi del potere.

Il Menù: dai Marrons Glacés alla sobrietà Repubblicana

Anche l’aspetto gastronomico del rinfresco ha seguito le mutazioni dei tempi:

  • In epoca Sabauda e nei primi del ‘900: Il rinfresco era un trionfo di sfarzo imperiale: fasti di pasticceria raffinata, marrons glacé, calici di Champagne e gelati serviti da camerieri in livrea.
  • Nella Repubblica contemporanea: Spazio alla sobrietà e al Made in Italy. Oggi il brindisi si è trasformato in un elegante aperitivo o rinfresco a base di finger food di stagione, prodotti a chilometro zero ed eccellenze enogastronomiche del territorio italiano.

Un rito del passato con gli occhi al futuro

In un’epoca dominata dai tweet, dalle dirette social e dalla comunicazione disintermediata, ci si potrebbe chiedere se un rito nato nell’Ottocento abbia ancora senso.

La risposta è sì. Osservando come le cancellerie, i mercati e le redazioni di tutto il mondo attendano i discorsi pronunciati durante la Cerimonia del Ventaglio, si capisce che la sostanza supera di gran lunga la forma. Finché la politica avrà bisogno di confronto e finché le istituzioni necessiteranno di “aria fresca” e sguardi critici, quel ventaglio nato per caso nell’afa di Montecitorio continuerà a sventolare.

E voi lettori di “Officina Aperta”, conoscevate la storia del Ventaglio? Quale aneddoto vi ha sorpreso di più? Parliamone nei commenti!

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