Il Quirinale e i dodici presidenti della Repubblica Italiana

Pubblicato da Gianluca

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Il Quirinale: Cuore d’Italia. Storia, Segreti e i Dodici Uomini che hanno fatto la Repubblica

Esiste un colle a Roma dove il tempo sembra essersi fermato, eppure dove ogni giorno si scrive il futuro. Il Palazzo del Quirinale non è solo un capolavoro di architettura; è la “Casa degli Italiani”, un simbolo di unità che appartiene a ognuno di noi. Con i suoi 110.500 metri quadrati, è il sesto palazzo più grande al mondo — pensate, è ben 20 volte più esteso della Casa Bianca e quasi tre volte Buckingham Palace.

Ma dietro i numeri e i marmi, batte il cuore di una nazione.


I Dodici Custodi: L’Umanità dietro il Ruolo

Dalla nascita della Repubblica nel 1946, dodici uomini hanno salito lo scalone d’onore. Ognuno ha lasciato un’impronta, un aneddoto, un pezzo di cuore.

1. Enrico De Nicola (1946-1948): Il Presidente “Sarto”

Eletto dall’Assemblea Costituente, la sua modestia era leggendaria. Arrivò al Quirinale con il suo vecchio cappotto rivoltato perché “l’Italia è povera e io non posso spendere”. Firmò la Costituzione con una penna che faticava a scrivere, un gesto che segnò l’inizio della nostra libertà.

2. Luigi Einaudi (1948-1955): La Mela Divisa

L’economista del rigore. Si dice che a tavola, per evitare sprechi, dividesse una singola mela con i suoi commensali. Fu il primo a dare al Quirinale la dignità di residenza ufficiale, portando con sé la cultura del risparmio che salvò la Lira.

3. Giovanni Gronchi (1955-1962): Il Sogno del “Gronchi Rosa”

Sotto di lui l’Italia divenne moderna. Legato al suo nome è il francobollo più famoso della storia: il “Gronchi Rosa”. Emesso per un viaggio in Perù con i confini sbagliati, fu ritirato in una notte. Oggi vale una fortuna, simbolo di un’Italia che voleva correre nel mondo.

4. Antonio Segni (1962-1964): Il Silenzio del Dovere

Un mandato segnato dalla sofferenza fisica. Colpito da una trombosi durante un colloquio politico teso, si dimise per non lasciare lo Stato senza una guida lucida. Un esempio di altissimo senso delle istituzioni.

5. Giuseppe Saragat (1964-1971): Il Poeta dell’Esilio

Socialista, visse l’orrore del carcere fascista e l’esilio. Portò al Colle una sensibilità rara e la ferma convinzione che la democrazia fosse un bene da proteggere a ogni costo.

6. Giovanni Leone (1971-1978): Scaramanzia e Rigore

Un giurista napoletano doc. Celebre la sua gestualità: per scacciare la sfortuna o le tensioni politiche, non esitava a fare le “corna” sotto il tavolo. Si dimise con grande dignità poco prima della fine del mandato, vittima di attacchi politici dai quali fu poi totalmente riabilitato.

7. Sandro Pertini (1978-1985): Il Nonno d’Italia

Il più amato. Ex partigiano, rifiutò di vivere negli appartamenti reali perché li sentiva troppo grandi. Preferiva la sua soffitta a Fontana di Trevi. Indimenticabile la sua partita a scopone scientifico sull’aereo di ritorno dai Mondiali dell’82: perse contro Zoff e si arrabbiò moltissimo!

8. Francesco Cossiga (1985-1992): Il Radioamatore

Il più giovane (57 anni). Appassionato di elettronica, aveva una stanza piena di radio e trasmettitori. Negli ultimi anni “picconò” il sistema politico per spingerlo a rinnovarsi, diventando il primo “comunicatore” di rottura al Colle.

9. Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999): Il Grido della Dignità

Durante le stragi di mafia e Tangentopoli, il suo “Io non ci sto” a reti unificate fu il pilastro che tenne in piedi lo Stato. Cattolico fervente, scriveva i suoi discorsi a mano, con una grafia minuta e precisa.

10. Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006): L’Uomo del Tricolore

Ci ha restituito l’orgoglio. È merito suo se oggi cantiamo l’Inno di Mameli con la mano sul cuore. Voleva che in ogni ufficio pubblico ci fosse una bandiera nuova e pulita, perché “il Tricolore è la nostra carta d’identità”.

11. Giorgio Napolitano (2006-2015): La Stabilità

L’unico a essere rieletto per un secondo mandato (accettato a 88 anni per senso di responsabilità). Soprannominato “Re Giorgio” dalla stampa internazionale per il suo stile regale e la capacità di mediare nelle crisi di governo più difficili.

12. Sergio Mattarella (2015-Oggi): La Casa Aperta

Il primo a vivere il dramma della pandemia. Il suo fuorionda “Eh Giovanni, non vado neanche io dal barbiere” lo ha reso il simbolo della fratellanza nazionale. Sotto di lui, il Quirinale è diventato un museo aperto a tutti, visitabile anche virtualmente con Google Street View.

Le Dimore: Non solo il Quirinale

Il Presidente non è solo “inquilino” del colle romano. Lo Stato mette a disposizione altre due perle:

  • Tenuta di Castelporziano (Roma): Un paradiso di 5.892 ettari sulla costa. Qui la natura regna sovrana con oltre 3.000 specie animali. È il “respiro” del Presidente, un luogo dove la macchia mediterranea incontra il mare.
  • Villa Rosebery (Napoli): Un gioiello neoclassico a Posillipo. Donata allo Stato dal Regno Unito nel 1932, è la “finestra sul Mediterraneo”. Fu qui che Vittorio Emanuele III firmò l’atto di abdicazione nel 1946 prima di partire per l’Egitto.

Curiosità e Numeri da Record

Il Quirinale è una macchina perfetta che richiede cure costanti:

  • L’Esercito degli Orologi: Nel palazzo ci sono 205 orologi antichi. Ogni mattina, una squadra di addetti gira per le stanze per caricarli manualmente. È un rito che serve a ricordare che la democrazia non va mai lasciata fermare.
  • Il Salone dei Corazzieri: Lungo 37 metri, un tempo ospitava persino un campo da tennis per i principi Savoia! Oggi è la sala dove i capi di Stato stranieri rimangono senza fiato.
  • L’Organo Idraulico: Nei giardini esiste un organo del XVIII secolo alimentato solo dalla caduta dell’acqua di una cascata (salto di 18 metri). È uno dei pochi al mondo ancora funzionanti.
  • Arazzi e Porcellane: Il Palazzo ospita la seconda collezione di arazzi più importante d’Italia (260 pezzi) e ben 38.000 pezzi di porcellana, tra cui il servizio Ginori da 9.000 pezzi usato per i pranzi di Stato.
  • Quirinale Contemporaneo: Dal 2019, accanto ai mobili del ‘700, ci sono 101 opere d’arte moderna (Fontana, de Chirico) e 102 oggetti di design (Ponti, Aulenti). Perché l’Italia è viva, non è un fossile.

Un’Eredità da Difendere

Sentirsi italiani significa riconoscersi in quel Tricolore che sventola sul Torrione del Quirinale. Quando quella bandiera è a metà asta, soffriamo tutti; quando sventola fiera, siamo tutti un po’ più forti.

Il Quirinale non è un castello dorato per pochi eletti, è il nostro specchio. È il luogo dove i sogni di De Nicola, la pipa di Pertini e la fermezza di Mattarella si fondono per ricordarci che, nonostante le difficoltà, siamo un grande popolo.

Le “Frecce” del Quirinale: Le Automobili dei Presidenti

Nessun racconto del Colle sarebbe completo senza menzionare le vetture che hanno accompagnato i Capi di Stato nei momenti più solenni. Se il Palazzo è la casa, l’auto presidenziale è l’ambasciata itinerante dell’eccellenza meccanica italiana.

La Regina Assoluta: La Lancia Flaminia 335

L’auto più iconica del Quirinale è senza dubbio la Lancia Flaminia 335. Commissionata nel 1961 da Giovanni Gronchi per la visita della Regina Elisabetta II, ne furono realizzati solo 4 esemplari, ognuno battezzato con il nome di un cavallo delle scuderie del Re: Belfiore, Belmonte, Belvedere e Tesauro.

  • Curiosità: Sono lunghe quasi 5 metri e mezzo e sono decappottabili (landaulet). Ancora oggi, due di queste (Belfiore e Belvedere) vengono usate per la parata del 2 giugno e per l’insediamento del Presidente. Il loro colore? Un blu ministeriale scurissimo, quasi nero, che brilla sotto il sole di Roma.

L’Era delle Ammiraglie: Dalla Fiat 130 alla Maserati

Ogni epoca ha avuto la sua “ammiraglia”:

  • Sandro Pertini amava la sua Fiat 500 personale, ma per gli impegni ufficiali utilizzava una Maserati Quattroporte III serie, un salotto di lusso su quattro ruote. Si dice che Pertini l’abbia scelta perché voleva che il Capo dello Stato viaggiasse su una vettura che rappresentasse il top del “Made in Italy” sportivo.
  • Francesco Cossiga era un grande appassionato di tecnologia e auto: fu lui a introdurre l’uso di vetture blindate più moderne, necessarie per la sicurezza in anni complessi.
  • Carlo Azeglio Ciampi riportò in auge la Lancia Thesis, un’auto dal design retro-futurista che incarnava perfettamente il suo amore per la tradizione e l’innovazione.

La Flotta Moderna: Blindate e Sostenibili

Oggi, il parco auto del Quirinale è un mix di sicurezza estrema e sguardo al futuro:

  • Maserati Quattroporte VI: È la vettura principale di Sergio Mattarella per gli spostamenti quotidiani. È un “mostro” di sicurezza: blindatura integrale, vetri multistrato antiproiettile e sistemi di comunicazione criptati.
  • Lancia Flavia: Spesso usata per i cortei meno formali.
  • L’anima Green: Recentemente, il parco auto si è aperto all’elettrico e all’ibrido, con l’inserimento di vetture a basso impatto ambientale per gli spostamenti all’interno delle tenute (come Castelporziano), a testimonianza dell’attenzione dello Stato verso la transizione ecologica.

Lo sapevate che…?

  • La Targa: Le auto ufficiali non hanno una targa comune, ma la sigla “DP” (Dipartimento del Presidente) seguita da un numero, oppure direttamente lo stemma della Repubblica Italiana.
  • I Corazzieri al volante: Non chiunque può guidare queste auto. Gli autisti del Quirinale sono piloti sceltissimi, addestrati a manovre evasive e alla gestione di mezzi che, a causa della blindatura, pesano quanto un piccolo camion ma devono scattare come gazzelle.

Il Viaggio Continua

Dalla polvere delle strade del dopoguerra percorse da De Nicola, al rombo dei motori Maserati di oggi, le auto presidenziali ci raccontano di un’Italia che corre, che produce e che non smette mai di cercare la bellezza, anche nel movimento.

Quando vedrete passare il corteo presidenziale, con il Tricolore che sventola sul parafango anteriore, ricordatevi che dentro quelle lamiere d’acciaio viaggia l’unità di un intero Paese.

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