Citroën DS: Il Volo della Dea tra Tecnica, Mito e Nostalgia

Pubblicato da Gianluca

il

Esistono automobili che trasportano persone e automobili che trasportano idee. E poi esiste la Citroën DS.

Il 6 ottobre 1955, quando il velo cadde al Grand Palais di Parigi, il pubblico non si trovò davanti a una nuova macchina, ma a una rottura della continuità storica. Mentre il mondo viaggiava su balestre e lamiere rigide, la DS offriva il cielo. In soli 45 minuti, 749 persone firmarono un assegno in bianco per un futuro che non avevano ancora guidato. A fine giornata, le prenotazioni erano 12.000. Era nata la “DS-mania”.

L’Estetica del Vento: Quando la Scultura diventa Aerodinamica

La DS è il risultato di un paradosso: la fusione tra la sensibilità artistica italiana e il rigore aeronautico francese. Flaminio Bertoni, scultore varesino, ne modellò le forme non con il righello, ma con la creta, cercando una linea organica che ricordasse una goccia d’acqua.

Accanto a lui, l’ingegner André Lefèbvre impose i dettami del cielo:

  • La Careggiata Asimmetrica: La DS è più larga davanti e più stretta dietro. Non è un errore estetico, ma una necessità per favorire la stabilità e la penetrazione dell’aria.
  • I Montanti Invisibili: Grazie a montanti sottilissimi e all’assenza di cornici sui finestrini, la visibilità era totale, quasi aeronautica.
  • Materiali Futuristi: Il tetto era in vetroresina per abbassare il baricentro, mentre il cofano era in alluminio (una rarità assoluta per l’epoca).

Il Miracolo Idropneumatico: Galleggiare sull’Asfalto

Se il design incantava, la meccanica spaventava per audacia. Sotto la direzione di Paul Magès, un genio autodidatta che non credeva nelle leggi della fisica tradizionale, nacque il sistema centrale ad alta pressione.

La DS non “molleggiava”; fluttuava su sfere d’acciaio divise da una membrana, contenenti azoto (il cuscino) e olio (il fluido trasmettitore). Questo sistema gestiva tutto:

  • Sospensioni Autolivellanti: L’auto manteneva la stessa altezza da terra indipendentemente dal carico.

  • Il Freno a “Fungo”:
     Un pedale a corsa zero. Non bisognava “premere”, ma “dosare” la pressione del piede, poiché la forza frenante era generata direttamente dal circuito idraulico principale.
  • Lo Sterzo “Servoassitito”: Leggero come una piuma, permetteva di manovrare il “barcone” con un solo dito.

La Curiosità Storica: Il 22 agosto 1962, durante l’attentato di Petit-Clamart, la DS presidenziale di Charles de Gaulle fu colpita da 140 proiettili. Nonostante due gomme fossero esplose, il sistema idraulico mantenne l’auto in assetto, permettendo all’autista di fuggire a 110 km/h su tre ruote. Quel giorno, la DS salvò la Repubblica Francese.

Il Cambio BVH: L’Anticipazione del Futuro

Prima dei moderni cambi a doppia frizione, c’era la Boîte de Vitesses Hydraulique. La DS permetteva di cambiare marcia senza pedale della frizione, semplicemente muovendo una sottile leva cromata dietro il volante. Il sistema era così integrato che la frizione si innestava e disinnestava in base al numero di giri e alla pressione sul freno.

Era una danza meccanica che richiedeva una messa a punto millimetrica: i meccanici in grado di regolare un cambio BVH oggi sono considerati dei veri e propri “sacerdoti” della Dea.

Curiosità Tecnica: I Fari che “Guardano” la Curva

Con il restyling del 1967, la DS consolidò il suo status di auto del futuro introducendo i fari direzionali. Non si trattava di elettronica, ma di pura meccanica cinematica: i fari interni della coppia anteriore erano collegati tramite un sistema di cavi e rinvii allo sterzo. Mentre il guidatore girava il volante per affrontare una curva, i fari ruotavano meccanicamente per illuminare la traiettoria prima ancora che l’auto la percorresse. Un dettaglio di sicurezza estrema che trasformava la guida notturna in un’esperienza magica, con due “occhi” che scandagliavano il buio anticipando la strada.

L’Anima Italiana e il Cuore di Walter Becchia

Non tutti sanno che il cuore pulsante dei motori DS deve molto all’italiano Walter Becchia. Ex progettista alla Talbot, portò la sua competenza nello sviluppo di motori che, pur derivando dalla vecchia Traction Avant, divennero icone di affidabilità. Dalla prima DS 19 alla potente DS 23 Injection Electronique da 141 CV (capace di sfiorare i 191 km/h), l’ingegneria di Becchia garantì prestazioni che ancora oggi rendono la DS una grande stradista.

Il Mondo degli Appassionati: Un Culto Immortale

Possedere una DS oggi non è collezionismo, è una missione. La comunità globale è una delle più attive al mondo.

  • I Raduni: In Italia, club come l’IDéale DS riuniscono centinaia di esemplari in raduni dove il tempo sembra essersi fermato.
  • Il Restauro Filologico: Aziende italiane come Citroservices o l’AtelierDS di Bolzano sono eccellenze mondiali nella ricostruzione di ricambi originali, dalle catene di distribuzione ai celebri interni in cuoio profumato.
  • Il Mercato: Se una DS 21 Pallas può valere quanto una berlina di lusso moderna, la DS Cabriolet (Chapron) è diventata un oggetto d’asta che supera regolarmente i 150.000 euro, una vera opera d’arte da investimento.

Perché la DS ci emoziona ancora?

La risposta la diede il filosofo Roland Barthes: la DS è l’equivalente moderno delle cattedrali gotiche. È un oggetto che sembra non avere origine umana, nato dalla pura volontà di superare il limite.

C’è un senso di nostalgia profonda quando si vede una DS alzarsi lentamente dopo l’accensione. È il soffio di un’epoca in cui credevamo che il futuro sarebbe stato più comodo, più elegante e più gentile. La DS non è vecchia; è semplicemente arrivata dal futuro troppo presto, e noi stiamo ancora cercando di raggiungerla

Un’Eterna Avanguardia

Dalla sua comparsa fino all’introduzione dei fari direzionali nel 1967 (che “guardavano” l’interno della curva, anticipando i moderni sistemi adattivi), la Citroën DS ha sfidato ogni convenzione.

Non è stata solo un’automobile, ma un simbolo culturale studiato da filosofi come Roland Barthes e amato dal cinema (da The Mentalist a Gattopardo). Se la DS fosse presentata oggi per la prima volta, la considereremmo ancora un’auto del futuro. Forse perché la vera bellezza e il vero progresso non appartengono a nessuna epoca: appartengono all’eternità.


Consiglio: Se ne incrociate una per strada, fermatevi. Ascoltate il soffio del suo sistema idraulico mentre si alza da terra. Non state guardando un pezzo di ferro vecchio, state guardando il coraggio dell’uomo che ha osato sognare l’impossibile.

Lascia un commento